Pupi Siciliani storia e tradizione della terra sicialiana

Pupi Siciliani storia e tradizione della terra sicialiana

Novembre 3, 2018 0 Di Ilaria Ronchini

Pupi Siciliani storia di una tradizione molto antica, una delle storie più interessanti per bambini, ragazzi ed adulti che hanno avuto modo di vedere questi spettacoli messi in scena da queste simpatiche marionette che sono diventate celebri nel mondo.

Pupi Siciliani

Pupi Siciliani storia: cavalieri di Francia

Pupi Siciliani storia e sviluppo della tradizione

Pupi Siciliani, penso che ne si potrebbe trovare un ottimo esempio nel Pinocchio di C. Collodi: infatti generalmente i pupi sono costituiti da uno scheletro in legno di abete, rivestito di paglia e  ricoperto di un sacco di tela. E governati da fili, la cui manovra è affidata al Puparo ossia colui che anima la marionetta

L’Opera dei “Pupi” (Ò.pira dî Pupi) è un’antica tradizione di spettacoli di marionette tipica della Sicilia. Ma con nette differenze: rispetto alle classiche fatte col pupazzo con il corpo di stoffa, che si manovra grazie ad un’apertura sul fondo, la cui testa che può essere in legno o in stoffa, anch’essa secondo le scuole.

 

Pupi Siciliani storia nel dettaglio:

Sviluppatasi inizialmente in Spagna già nel 1500, si diffuse in Francia e di conseguenza nel regno napoletano, fino a raggiungere la Sicilia nel 1700.

Queste opere si ispirano a diversi romanzi cavallereschi, come ad esempio le opere del ciclo Carolingio o l’Orlando furioso ma si svilupparono, col tempo, anche tematiche sociali (come la giustizia ed il rispetto per la libertà) e storie prettamente siciliane; le quali incontrando le simpatie del pubblico cominciarono a girare per la Sicilia grazie ai “Cantàri” cioè i “cantastorie” da non confondere con i “contastorie” (infatti questi ultimi si limitavano a declamare i poemi epici, mentre i primi facevano veri e propri spettacoli).

Si hanno notizie del primo teatro dei pupi stabile nel 1833 nella città di Siracusa, in un documento nel quale vi sono contenute notizie sulla struttura del suddetto teatro e anche la sua particolarità di funzionare solamente in inverno. Infatti già all’inizio dell’estate veniva chiuso, probabilmente per il forte caldo presente all’interno della struttura.

Spettacoli che venivano curati in ogni dettaglio dal Puparo. Spesso erano veri e propri artigiani che si occupavano della sceneggiatura (spesso recitata a soggetto, cioè seguendo la “bozza di un copione” detto canovaccio), ai pupi stessi, anche nella voce; creando storie piene di suggestioni e di pathos, le quali, di solito finivano in farsa o con un piccolo spettacolo extra in toni licenziosi e leggeri.

C’è da dire che questi venivano recitati in dialetto ma anche con l’ausilio del Buccagghiu (cioè un gergo usato tipicamente nella malavita siciliana) per “nascondere” alla censura fatti o opinioni poco gradevoli. Questo tipo di teatro si diffuse anche nel resto d’Europa del romanticismo, ma con l’avvento del cinema e della televisione subì una profonda crisi.

Fortunatamente negli anni Settanta la tradizione fu ripresa da alcune famiglie di pupari i quali, selezionando il loro repertorio, riportarono in auge questo tipo di spettacolo. Ma la svolta decisiva, per il successo di questi ultimi, fu fondato nel 1975 il “Museo internazionale delle Marionette Palermitano”, che nel 2001, contribuì a far diventare i Pupi siciliani patrimonio dell’ UNESCO.

L’aspetto attraverso il tempo e le scuole dei Pupi Siciliani

Pupi Siciliani

Pupi Siciliani storia: dettaglio Rinaldo

I primi Pupi Siciliani erano sperimentali costituiti di latta e cartone, ma col tempo il Pupo cambiò il suo aspetto venendo costruito in legno di abete o di pino, e al posto dei quattro fili iniziali fu aggiunta un’asta di ferro più adatta per compiere movimenti precisi e diretti specie nei combattimenti. Col tempo anche i trucchi scenici (fatti dai pupari) venivano sviluppati tanto che, all’occorrenza, si poteva vedere la marionetta sanguinare o vedere, nella scena, una città in fiamme.

Ogni personaggio è caratterizzato in modo molto marcato, di modo che possa essere riconosciuto al volo, sia nelle espressioni del volto, sia nelle vesti e le armature che cambiano secondo le due grandi scuole tradizionali la scuola palermitana, catanese o siracusana.

Nella prima i Pupi erano grandi dagli 80 ai 100 cm d’altezza e pesanti sugli 8 kg, le ginocchia sono articolate, le spade mobili, vengono manovrate dai lati del palco dove i Pupari stanno in piedi sullo stesso terreno. Lo spettacolo è molto semplice e scenico più profondo che largo.

Per i catanesi invece l’altezza varia dagli 80 cm al metro e 30 cm, il loro peso si aggira intorno ai 35kg, hanno le gambe rigide e senza articolazioni, le spade, se presenti, sono sempre impugnate nella mano destra, e vengono manovrati dall’alto sopra lo spazio scenico, che è più largo rispetto al precedente, per quanto riguarda la messa in scena essi sono più drammatici, sentimentali e reali rispetto ai precedenti.

Nella scuola siracusana i Pupi cambiavano ancora una volta il loro aspetto: la loro altezza è generalmente di 80 cm ed il loro peso varia fra i 5 e i 7 kg. Qui i poi c’è un’altra diversificazione: di fatti i paladini hanno le ginocchia rigide, mentre i resta tanti personaggi, fondamentalmente senza armatura, hanno le gambe snodate.  Particolarità unica nel loro caso, non ostante siano una fusione delle prime due scuole essi hanno il volto di cartapesta.