Beatrice Cenci la leggenda del fantasma

Beatrice Cenci la leggenda del fantasma

Novembre 25, 2018 0 Di Ilaria Ronchini

Beatrice Cenci la leggenda del fantasma che tanto suggestiona gli italiani. In tutta Italia ci sono milioni di storie di fantasmi. Alcune sono delle vere e proprie leggende tratte dalla suggestione del popolo. Altre sono storie di personaggi reali che hanno vissuto le loro epoche al meglio delle loro possibilità. O che, più semplicemente destino ha voluto che si trasformassero in anime inquiete, vaganti sulla terra.

E’ il caso che andremo a trattare oggi: Beatrice Cenci, una nobildonna romana alla quale il destino ha riservato una sorte infausta.

Beatrice Cenci la leggenda del fantasma

Per le vie di Roma, là fra il Tevere e corso Vittorio Emanuele II, vi è una targa che cita:

Da qui

ove sorgeva il carcere di corte Savella

L’11 settembre 1599

BEATRICE CENCI

Mosse verso il patibolo vittima

esemplare di una giustizia ingiusta.”

Da lì parte la nostra storia. Una storia di riscatto e coraggio di chi ha saputo guardare la morte in faccia.

Beatrice Cenci la leggenda del fantasma

Beatrice Cenci nasce a Roma il 6 Febbraio del 1577, da Ersilia Santacroce ed il conte Francesco Cenci, è la secondo genita della coppia, i due ebbero molti figli, molti dei quali morirono e ne rimasero solo cinque Antonina, Beatrice, Giacomo, Cristoforo, Rocco e Bernardo.

Il padre Francesco Cenci era un’uomo violento, immorale e avaro. Accusato di ogni tipo di crimine: violenze sui servi, risse e perfino il rapimento. Francesco Cenci era in conflitto col papa Sisto V, a causa del quale fugge nella Rocca di sua proprietà a Petralla Salto, ma alla morte di quest’ultimo Francesco Cenci tornò a Roma, e nei successivi papati, il signor Cenci visse in relativa “tranquillità”, continuando la sua vita, dissoluta, grazie alla quale dissipò molto del patrimonio di famigllia.

Il signor Cenci s’invaghì della signora Lucrezia Petroni, la quale non ricambiava inizialmente, ma poi cedette alle lusinghe del nobile. Date le spese, per lo più legali, Francesco Cenci spedì i tre figli maschi all’Università di Salamaca. E le due filgie Antonia e Beatrice, che aveva solo 7 anni, vennero affidate al monastero di Santa Croce a Montecitorio. Casualmente poco dopo la madre morì, e nel 1593 sposò la signora Lucrezia Petroni in assoluta segretezza, per non far trapelare nulla per qunato riguardava la morte della moglie.

La sua famiglia continuò comunque a vivere nella miseria, tra l’altro i figli maschi, non ricevendo di che vivere, tornarono a Roma e denuciarono il padre. Mentre le due figlie tornarono quando Beatrice aveva quindici anni.

Di lì a poco nel 1594 Francesco Cenci venne citato in giudizio per sodomia ai danni di diversi ragazzi, il papa Clemente VIII adirato per l’ennesima malefatta, voleva condannarlo al rogo, ma dato che era un nobile, Francesco se la cavò con il pagamento di un quinto del suo patrimonio.

I tre figli, nel frattempo, erano riusciti a vincere la causa precedente e si erano sistemati, mentre Antonia con l’aiuto del papa era riuscita a sposarsi per scappare dagli orrori di famiglia. Francesco si sentì minacciato dai suoi stessi figli e per tenere lontane Beatrice e l’attuale moglie Lucrezia da loro, le segregò in casa.

Beatrice era ormai diciottenne e diventò una bella ragazza, il padre non nuovo alle nefandezze, cominciò a vederla sotto un’altra luce, e non solo come una figlia.

La prigionia a Rocca Petrella Salto

Beatrice Cenci la leggenda del fantasma

Rocco Petrella Salto, dove nasce tutto. Beatrice Cenci la leggenda del fantasma

Per Beatrice quello fu il periodo peggiore, nutrita a stento, mal trattata e a volte violentata dal suo stesso padre, cercò di porre fine a tutto ciò inviando delle lettere sia ai fratelli sia ai famigliari, ma il padre avendo intercettato una delle lettere per tutta risposta, la picchiò selvaggiamente.

La matrigna Lucrezia tentando di salvare Beatrice Cenci da quel mostro riuscì a far entrare nella tenuta Monsignor Guerra, un giovane avviato alla carriera ecclesiastica, con l’intento di darla in moglie. Il padre avendolo scoperto partì in segreto per Rocca di Petrella vicino Rieti dove imprigionò le due donne, che furono accompagnate da Marzio (vecchio nemico di Francesco poi diventato suo servitore) ed Olimpio, il quale andò ad avvisare Mosignor Guerra e Giacomo, il fratello di Beatrice Cenci; i quali decisero di assoldare dei sicari per Francesco Cenci, durante il viaggio che però riuscì a scamparla di nuovo.

Continuarono ad attentare alla vita di Francesco ma non riuscirono comunque ad ucciderlo. Disperati i quattro Cenci decisero di attuare un piano per ucciderlo: stordirono Francesco con dell’oppio in una bevanda, la sera entrarono nella sua stanza gli spezzarono le gambe e infilarono un chiodo nel cranio, per poi buttarlo giù dal balcone della sua stanza; simularono un’incidente sfondando le assi del pavimento esterno.

E il 9 settembre 1598 il cadavere di Francesco Cenci fu ritrovato nell’orto adiacente al castello. E dopo una veloce cerimonia fu sepolto nella chiesa di Santa Maria. Ed i familiari tornarono a Roma tornando a vivere una vita tranquilla.

L’inchiesta e la morte di Beatrice Cenci

All’inizio il caso fu archiviato come un incidente, ma date delle insisti voci maligne sulla morte di Francesco la Corte di Napoli inviò un commissario per indagarne la morte. Fu riesumato, le ferite riportate sul corpo non convinsero le autorità, che avviarono le indagini. Giacomo Cenci tentò di uccidere Olimpio e Marzio, i due che aiutarono ad uccidere Francesco Cenci, il primo dei quali fu ucciso da un sicario, ma Marzio venne raggiunto prima dalla polizia e fu arrestato per omicidio, confessò l’omicidio e denunciò i Cenci e Monsignor Guerra come complici, che furono arrestati, quest’ultimo dato che era parte del clero non fu toccato.

Beatrice e Lucrezia vennero rinchiuse a Corte Savella, mentre Giacomo e Bernardo furono spediti al carcere di Tor di Nona. Tutti subirono la tortura della corda per confessare i delitto, ognuno confessò indicando come maggior indiziata proprio Beatrice Cenci, la quale fu portata davanti al giudice, interrogata e sottoposta ad ulteriori torture, lei all’inizio non confessò, ma poi cambiò idea e confessò il delitto per tentare di salvare i fratelli. Cosa che ovviamente non fece che peggiorare la sua già delicata situazione.

Il papa Clemente VIII odiava i Cenci ne approfittò per fare manbassa delle loro proprietà e venderle, dandone una al nipote.

Dopo un processo, non molto chiaro, i Cenci furono definitivamente condannati a morte: Lucrezia e Beatrice alla decapitazione, Giacomo e Bernardo furono condannati allo squartamento. Ma data la giovane età, poco meno di diciotto anni, a sua insaputa, Bernardo fu risparmiato dalla morte, ma venne costretto ai remi perpetui e a vedere le esecuzioni del resto della famiglia.

Il processo durò un’anno e l’11 settembre del 1599,  arrivò il giorno dell’esecuzione. Il popolo romano era indignato per il risultato del processo, e fece non poco rumore quel giorno davanti al patibolo posto di fronte a Castel Sant’Angelo: il primo condotto al patibolo fu proprio Bernardo e solo allora gli venne comunicata la notizia della commutazione di pena.

La prima ad essere realmente giustiziata fu Lucrezia Petroni, la quale ebbe un po’ di difficoltà a sistemarsi sul ceppo, data la grossa mole, dopo la sua morte di scatenò una sommossa che la polizia faticò non poco a sedare, una volta calmate le acque fu il turno di Beatrice Cenci, la vera vittima di questa storia, lei fu prelevata dalla cappella in cui stava pregando ed acompagnata al patibolo, tranquilla ed altera come una regina sfilò in mezzo alla folla ammutolita e piena di pena ed orrore per ciò che stava per succedere. Si racconta che Beatrice salì al patibolo quasi di sua spontanea volontà facendo tutto da sola, prima di salire sul palco baciò un crocefisso e fu benedetta da un prete; non diede modo a nessuno di aiutarla a sistemarsi sul ceppo. Aveva accettato la morte e con essa voleva andare, fu decapitata, come la sua matrigna con la spada, continuando a ripetere come una litania “Gesù e Maria”, invocando il loro perdono e la benedizione per la sua anima.

Qunado calò il colpo la testa si staccò di netto, quando venne mostrata al pubblico, mentre il corpo della sventurata ancora per quale attimo si muoveva negli ultimi spasmi muscolari, il popolo si agitò di nuovo, inneggiando a Beatrice come martire del potere prepotente.

Il fratello Bernardo svenne a quella vista. E l’ulitimo ad essere giustiziato fu Giacomo precedentemente martoriato con tenaglie roventi, mazzolato ed infine squartato dopo la sorella.

La sepoltura ed il fantasma di Beatrice Cenci

Beatrice Cenci la leggenda del fantasma

Beatrice Cenci- Hosmer

Il corpo della giovane, sotto sua richiesta, venne sepolto in un loculo sotto l’altare maggiore della chiesa di San Pietro in Montorio, su di essa però venne posta una lapide senza nome, com’era usanza per i condannati a morte, la testa fu appoggiata in una teca, su un vassoio d’argento e circondata di rose, a simbolo ed omaggio alla vittima dall’omertà e sopraffazione dei potenti. Furono i confratelli della Compagnia della Misericordia a prendersi cura delle sue esquie.

Le prime vittime di Beatrice Cenci si manifestarono nella sua stessa epoca, infattti i boia che conclusero le vite dei Cenci finirono tragicamente: il primo fu Mastro Alesandro Bracca che visse i suoi ultimi giorni fra i sensi di colpa, gli incubi ed i rimorsi per aver eseguito la sentenza, morì 13 giorni dopo l’esecuzione. Il secondo Mastro Peppe morì un mese dopo a Porta Castello non molto distante dal luogo della tragica fine dei Cenci.

Ma la povera Beatrice Cenci non può conoscere pace nemmeno nella morte: infatti nel 1789, durante un settembre della Prima Repubblica Romana i Francesi, che avevano invaso Roma sotto il generale Luois-Alexandre Berthier, ne profanarono la tomba. Ne fu testimone il pittore Vincenzo Camuccini, mentre lavorava al restauro della Trasfigurazione di Raffaello conservato proprio in quella chiesa, vide i soldati irrompere nella chiesa per fare manbassa di piombo, cominciarono a spaccare tutte le lapidi contenute nella chiesa, uno di loro profanò la teca di Beatrice Cenci, sottraendole il vassoio d’argento e giocando con la sua testa come se fosse una palla, questo soldato si attirò la maledizione di Beatrice Cenci la quale per un crudele scherzo del destino fece decapitare il soldato, la cui testa andò ad adornare la teca di un sultano africano.

Ci sono molte altre strane storie attribuite a lei, ma la più famosa è quella secondo cui il suo fantasma appaia nella notte di ogni 11 settembre o sugli spalti di Rocca Petrella oppure a Castel Sant’Angelo. Ultimo luogo che vide intera ed in vita questa sventurata fanciulla.