Il pianto della Regina, Elena degli Angeli

Il pianto della Regina, Elena degli Angeli

Febbraio 13, 2019 0 Di Ilaria Ronchini

Elena Ducaso anche detta Elena degli Angeli , principessa greca di Epiro, figlia di Epiro Michele II e Teodora Petralife, discendente della stirpe di Costantino. Il 2 giugno del 1259, a 17 anni sposò Manfredi di Sicilia, un principe, figlio prediletto, di Federico II di Svevia, per poter portare la pace fra i due regni. Elena amava Manfredi, da lui ebbe un felice matrimonio e 5 splendidi figli; ma l’idillio non durò molto: infatti il 26 febbraio del 1266, Elena divenne vedova, ed il suo amato Manfredi morì nella battaglia di Benevento, e sepolto lì ove morì. Elena fu portata nella Rocca di Lagopesole, dove fu rinchiusa da Carlo D’Angiò stesso, assassino di suo marito.

Il pianto della Regina, Elena degli Angeli

Il pianto della Regina, Elena degli Angeli

Il pianto della Regina, Elena degli Angeli

parte 1

 

Una pioggerella leggera picchiettava sui vetri del castello. Era un marzo veramente strano quello, stranamente caldo per la media, eppure molto piovoso. Elena guardava fuori dai vetri, attendeva ancora il suo amato Manfredi. I campi bagnati di pioggia sembravano cantarle una nenia, la stessa che sentì quel giorno, quando seppe della morte del suo amato:

 

” -Mia regina, porto infauste notizie-,

Elena si voltò a guardare il prete, fermo davanti a lei con espressione contrita ed affranta, ma che non si accingeva a parlare:

-Parla prete, cosa hai da dire?-

il prete sospirò profondamente e con enorme fatica pronunciò le terribili parole:

-Mia regina, sua maestà, re Manfredi, è morto nella battaglia di Benevento.-

la regina sbiancò, avendo un sussulto per il dolore, il suo povero cuore era in pezzi.

-Dove lo hanno sepolto? Voglio andare da lui!-

disse  trattenendo a stento le lacrime

-Maestà, l’hanno sepolto sul campo di battaglia, ma, con tutto il rispetto mia signora, non credo che potrete andare da lui.-

-Perchè mai dici questo?-

fuori dalla porta della sua stanza da letto, si sentirono dei passi, lento ed inesorabile come una tempesta, che si abbatteva sulla vita della povera Elena, veniva verso di lei Carlo D’Angiò: un uomo alto e robusto, con i capelli lunghi fino alle spalle, castani ed una folta barba dello stesso colore, un duro sguardo di trionfo, squadrava Elena dalla testa ai piedi.

-Perchè siete bandita, mia signora, ed i vostri figli anche, è già tutto predisposto. I vostri figli stanno per essere scortati lontano da voi, e voi stessa sarete portata alla Rocca di Lagopesole, rocca, che mi risulta conosciate già.-“

 

Sola nella sua stanza, permise alle lacrime di scenderle lungo le guance. Era sola ormai da tempo, gli occhi vuoti, consunti dal troppo pianto, lo sguardo assente, e la voce roca, non si vestiva più come una regina, tutto sembrava fuorchè quello. Aveva perso il suo amore. E i suoi figli, non li vedeva più da tempo, dispersi chissà dove, forse morti, o forse in vita non aveva modo di saperlo. Poteva solo stare lì e vagare per le stanze della Rocca, aspettando la fine; in un tormento di ricordi che quel posto le suscitava, ricordi bellissimi, momenti di vita quotidiana e gioie pure. Ma che ora la bruciavano, e la consumavano come le fiamme dell’inferno.

Elena voltò lo sguardo, vide la sua collezione di statuine, decimata dal traferimento fra Lucera e Trani, la prima sua splendida dimora, piena d’amore, la seconda solo l’inizio della sua prigionia, una passaggio di qualche giorno. Eccole lì poche semplici statue di angeli, che fin da bambina le avevano tenuto compagnia.

 

Ti piace la storia? La conoscevi già? Sapevi che Elena fin da bambina aveva collezionato statuette di angeli, questa sua collezione le valse il soprannome di Elena degli Angeli. Nella sua dote furono incluse molte terre che dai Ducas passarono agli Svevi come la città di Durazzo, l’isola di Corfù, Berati  e altre città dell’Albania. Continua a leggere per vedere il tragico destino di Elena.

Il pianto della Regina, Elena degli Angeli

parte 2

I suoi occhi si posarono su una statuina molto bella, di vetro, con lunghi capelli castani, lasciati sciolti, ed un  lungo vestito color azzurro, che reggeva in mano un fiorellino, fu il primo regalo di Manfredi, la prese fra le mani e la accarezzò come se fosse lui stesso

 

Il nobile Manfredi era da poco tornato a casa da Roma, dove dopo una serie di lunghe battaglie aveva sconfitto i Guelfi e fatto diventare la città Ghibellina, era da poco passato Natale, quando rientrò nella loro casa a Lucera

-Ho un regalo per te, mia adorata!-

Manfredi le porse un Sacchettino di seta rosso, ricamato con fiori d’oro, Elena scartò il pacchetto fremente di curiosità, chiedendo al suo amato quando mai aveva avuto il tempo di prendela quel regalo:

-Di ritorno dalla Germani, prima di arrivare a Roma, siamo passati da Venezia, e lì c’era un mercante che vendeva statuine di ogni genere, ma questa…-

Elena tirò fuori dal pacchetto il piccolo angelo paffuto

Mi ha ricordato te, ha un viso dolcissimo, proprio come il tuo, ed ha anche i tuoi stessi riccioli!-

Le disse accarezzando con mano premurosa l’elaborata acconciatura che le teneva fermi i capelli. Elena, di solito molto contenuta, per via del suo rango e dell’educazione regale, ricevuta fin dalla più tenera età, non potè trattenersi dal dare un bacio appassionato, al suo amato. Un’ uomo fantastico, pieno di dolcezza e saggezza, che aveva avuto l’immensa fortuna di sposare.”

 

Elena strinse al petto quel meraviglioso pacchetto, e ricomincò a piangere a dirotto, senza ritegno, senza etichette, solo il pianto liberatorio d’un cuore infranto. Un dolore fortissimo, che distrugge chi ama, l’aveva presa al petto. Era stanca di stare lì, e anche se era libera di girovagare nel castello; era pur sempre prigioniera entro le sue mura. Veniva ancora trattata come una regina, ma quel trattamento era palesemente finto, nessuno lì dentro la rispettava veramente. Si sedette sul letto, ripensando ai giorni felici con la sua famiglia natale, al giorno in cui si sposò con Manfredi, alla felicità che l’aveva avvolta. Ai suoi splendidi bambini, quando erano appena nati, chiunque piccoli frugoletti, ognuno con le use caratteristiche, pensava ai suoi figli ormai grandi: alla bella Flordelis, allo scaltro Enrico, alla bionda e dolcissima Beatrice, all’intelligentissimo Federico e ad Enzo il più gioviale fra i suoi figli. Pensava e piangeva.

La pioggia aveva smesso di cadere, come se volesse lasciar posto alle lacrime della donna, affranta ed esausta, il sole piano piano si avviava al tramonto, tingendo di rosa il cielo, e d’ arancio ogni cosa che baciava con i suoi ultimi raggi. Si sentirono in lontananza le campane del paesino poco distante, erano le sei, l’ora dei Vespri. Elena udì bussare alla porta, ed una voce femminile chiamarla dal corridoio:

-Vostra altezza, è l’ora dei Vespri, volete andare alla cappella? Il prete vi aspetta.-

Michela, la sua dama di compagnia, era venuta a chiamarla. Quanto non le andava di camminare, avrebbe tanto voluto, che al posto suo ci fosse il suo Manfredi. Si alzò a fatica, prese uno scialle, si ricompose un po’ e molto lentamente si avviò alla porta.

-Vostra altezza? Mi avete sentita? Vi sentite bene?-

Elena aprì la porta e Michela credette d’aver visto un fantasma, era più pallida del solito, sembrava molto più vecchia dei suoi ventinove anni. Gli occhi incavati, la pelle consumata e secca. Quella donna ridotta ormai a pelle ed ossa, non era più la bella regina che aveva varcato la soglia della rocca, molti anni prima.

-Sto bene Michela, andiamo.-

Malferma sulle gambe, la regina lentamente,  percorse i corridoi della Rocca, assorta nei suoi pensieri e silenziosa come una tomba. Arrivata alla meta, la donna si sentì chiamare, da un grido disperato, una voce che lei riconobbe subito:

-Manfredi?-

Sussurrò, le lacrime ricominciarono a scorrerle lungo le guance, la voce del suo amato la chiamava da dentro la cappella

-Manfredi!-

Esclamò lei ad alta voce, si mi se a correre con quel po’ di forze che aveva, in una disperata speranza di riabbracciare il suo amato. Vi entrò, ma non trovando nessuno oltre che il prete la regina, urlando dal dolore, si accasciò a terra, boccheggiando e tremando. Dopo un paio di secondi, il suo cuore scoppiò. A nulla valse l’intervento dei servi, la regina degli Angeli, non ce l’aveva fatta.

Il pianto della Regina, Elena degli Angeli

Il pianto della Regina, Elena degli Angeli

Era il 14 marzo del 1271 quando Elena Ducas, anche detta Elena degli Angeli si spense per sempre. Leggenda vuole che lei vaghi ancora per il castello di notte, piangendo disperata per il suo Manfredi, con una lanterna in mano ed un drappo rosso sulle spalle. Ed il suo consorte faccia lo stesso dov’è stato sepolto. L’uno in cerca dell’altra, nell’attesa che la fine dei tempi possa ricongiungere i due amanti disperati, che nemmeno la morte è riuscita a riunire.