Il Teatro Argentina: la storia di una grande opera

Il Teatro Argentina: la storia di una grande opera

Febbraio 25, 2019 0 Di Ilaria Ronchini

Una opera sontuosa, il Teatro Argentina è questo: quale è la sua storia e come si è evoluto nel corso degli anni? L’attuale Teatro Argentina è molto più antico di quello che si crede, di fatti prima ancora di andare in mano agli Sfroza fu una Curia Romana, poi un convento medioevale, fino al 1781, quando la famiglia Sforza-Cesarini cominciò la vera e propria costruzione del teatro.

Storia Teatro Argentina: la Curia di Pompeo

La Curia di Pompeo (in latino Curia Pompeia) era un’aula di riunione durante il periodo Repubblicano, sita nel Campo Marzio (zona che comprendeva gli attuali quartieri Flaminio, Ludovisi, Colonna, Sant’Eustachio, Ponte e un pezzo del fiume Tevere). 

Fu utilizzato come teatro già nel mondo antico, inaugurato da Gneo Pompeo Magno nel 55 a.C. era per lo più il simbolo della grandezza di questo imperatore. Fu poi nel 44 a.C. scenario dell’assassinio di Giulio Cesare. A seguito dell’evento l’imperatore Augusto decise di far murare la porta della curia, per poi essere riaperta poco tempo dopo. Ma come Curia durò poco, però mantenne intatta la funzione di teatro per i secoli successivi.

Il Teatro Argntina: la storia di una grande opera

Il Teatro Argntina: la storia di una grande opera

Il Teatro Argentina nel XV secolo: il Palazzetto del Bucardo ed i Cesarini

Nel XV secolo si hanno notizie che il palazzo in Via del Sudario numero 44 (nella parte posteriore del Teatro Argentina, che attualmente ospita la Biblioteca e Museo teatrale del Bucardo), era stato inglobato nella costruzione del teatro dal vescovo Johannes Burckardt anche detto Giovanni Bucardo, vescovo alsaziano e maestro cerimoniere del pontefice.

Il Bucardo fra il 1491 ed il 1500 affittò un terreno dal monastero di Farfa, cosa che scatenò le ire dei Cesarini. Da qui ne nacque una disputa che il Papa Alessandro VI, non riusciva a sedare in nessun modo, decise di chiamare l’arcivescovo di Ragusa, che riuscì a sedare la disputa concludendo che i Cesarini avrebbero ripreso il terreno che rivendicavano solo dopo la morte del Bucardo.

Fu proprio grazie a lui che si deve il nome Argentina a quella zona, perchè anticamente l’Alsazia era anche conosciuta con il nome latino di Argentoratee, dal nome del metallo, fu così chiamato per via delle miniere d’argento vicine al suo paese natìo.

Nel 1506 il Bucardo morì, così la proprietà alla fine passò ai Cesarini, ma la trascurarono un po’ considerandola come una seconda proprietà, ma nel 1730 il duca Giuseppe Cesarini Sforza cominciò la costruzione del teatro, per far ciò l’edificio fu in parte demolito, sul progetto di Gerolamo Theodoli, e ricostruito, decretando però la scomparsa della torre, che diventò poi uno spazio per l’odierno teatro, inaugurato il 13 Gennaio del 1732, quel giorno fu eseguita per la prima volta, l’opera Berenice di Domenico Sarro. Un ultimo passaggio di compra-vendita i ebbe nel 1843, quando gli Sforza vendettero il teatro al principe Alessandro Torlonia

Il Teatro Argentina ed il comune di Roma

Dal 1843 al 1869 il Teatro Argentina, fu acquistato e ceduto a molti avventori, passando di mano in mano finchè, il 30 Ottobre del 1869, venne quasi interamente acquistato dal comune di Roma, solo una parte rimase di proprietà della famiglia Cartoni-Cappello la quale alla fine la vendette al comune di Roma solo nel 1882.

Questa nuova acquisizione fa, automaticamente scattare l’allargamento della struttura del teatro e delle altre proprietà circostanti. Ciò fece sì che emersero i resti degli scavi del Teatro Pompeo, nel 1892 fra via Mone della Farina e via dei Chiodaroli.

Nel 1908 lo storico e poeta Domenico Gnoli identificò il Teatro Argentina come quella che fu la casa del Bucardo, denunciandone il degrado in cui verteva. Fu quindi accantonato un progetto che prevedeva l’inserimento di edifici comunali nell’area del teatro. Ne fu invece avviato uno di restauro, della casa del Bucardo nel 1923, con la partecipazione di Antonio Muñoz collaboratore dell’ufficio di Antichità e Belle Arti della capitale. La ristrutturazione durò fino al 1929 trasformato nel Museo del Teatro Nazionale e Biblioteca di Letteratura Drammatica, tutt’oggi aperto, sotto la custodia della SIAE. Subì ulteriori restauri fra il 1929 e il 1931, e nel 1932 venne aperta al pubblico la Biblioteca e Raccolta Teatrale della SIAE, in vi è esposta una mostra permanente su tutta la storia del teatro. Con i lavori del 2012 si restituì alla facciata il suo colore originale, nonché una ricostruzione dei suoi stucchi, intonaci e serramenti vari

Torre Argentina

La torre che da nome alla piazza, faceva parte della casa del Bucardo, anche se dall’esterno non è più come una volta, l’interno della torre ha conservato il suo aspetto originario.

L’aspetto del Teatro Argentina

Dal 1964 il Teatro Argentina è diventato un teatro in pianta stabile, ed in questa data le modifiche ed i restauri finirono per lasciare spazio al teatro che tutti noi amiamo.

Ad oggi la sua magnificenza si sviluppa con l’entrata costituita da 5 porte a vetri e 5 finestre con arco a tutto sesto sulla facciata principale, ma la particolarità della facciata sono il basso rilievo ed il fastigio che la incorona: il basso rilievo reca la scritta “Alle arti di Melpomene, d’Euterpe e di Tersicore”, le fanciulle citate sono tre Muse, figure mitologiche dell’antica Grecia e dell’antica Roma, figlie di Apollo, dio del sole, che ispiravano i poeti e proteggevano le arti; in particolare esse proteggevano rispettivamente: la tragedia, la musica e la danza. Ancora sopra a guardare dall’alto largo di torre argentina due Fame, anch’esse rappresentazione mitologica della fama e della gloria, e fra le due lo stemma della famiglia Torlonia.

Dietro la facciata un ampio salone ci introduce al teatro ed al Fyoer ([si pronuncia fwa’je] che costituisce lo spazio adiacente al teatro dove gli spettatori possono attendere d’entrare per vedere lo spettacolo), da cui si vede l’Area Sacra, vi è una zona bar, ed un salottino, con 130 posti a sedere e 300 in piedi,  in cui si possono organizzare rassegne stampa,  mostre e piccole proiezioni.

Lasciato il Fyoer , tramite due piccole scale a chioccola, ci si introduce alla sala del teatro, che possiede 720 posti a sedere, di cui 354 in platea ed i restanti distribuiti sui 6 ordini di palchi prospiciente il palcoscenico, il quale ha è separato dalla platea da un boccascena di 10,40m. Può ospitare anche orchestre di 60 elementi, possedendo un golfo mistico bello ampio. Il palco in sè per sè è uno dei più grandi d’Europa, con una profondità di 27 m ed un’altezza di 1,05 m, è leggermente inclinato all’altezza ddel proscenio, e possiede 211 botole di 1m²; il soffitto, il fondale e le quinte sono caratterizzati da un rivestimento in velluto nero. Il sipario è azionato da un meccanismo elettrico fatto con velluto rosso, ignifugo.

Ultima, ma non per importanza, la Sala Squarzina, una piccola sala aggiuntiva che funge un po’ da teatro nel teatro, voluta dal Direttore Gabriele Lavia e il Presidente Franco Scaglia, dedicata a Luigi Squarzina professore, drammaturgo e regista, prolifico a livello di scritture e molto attivo in campo politico, infatti la sala è stata realizzata con la collaborazione della Fondazione Antonio Gramsci che si occupa di raccogliere e conservare tutta la documentazione storica del teatro italiano e internazionale.