La travagliata storia del “Teatro Carlo Felice”

La travagliata storia del “Teatro Carlo Felice”

Aprile 3, 2019 0 Di Ilaria Ronchini

La travagliata storia del “Teatro Carlo Felice” si arricchisce di tanti particolari, vive su molte curiosità: quale è la storia di questo teatro, quando è stato costruito e quali sono le caratteristiche di questa opera d’arte fatta di ingegno italiano che si trova a Genova? Scopriamolo insieme!

Storia

L’inizio della Costruzione

Già nel 1700 si era pensato di costruire un teatro del melodramma a Genova, dato che la città ne era sprovvista. L’architetto Andrea Tagliafichi, già autore di svariati ammodernamenti, e autore del progetto del Palazzo Ducale, presentò un progetto, ma le vicende politiche dell’epoca fecero si che il progetto Teatro, almeno per allora venisse accantonato.

La travagliata storia del "Teatro Carlo Felice"

La travagliata storia del “Teatro Carlo Felice”

Progetto che verrà poi ripreso nel 1825, con un concorso indetto in onore dell’omonimo Re di Sardegna Carlo Felice, il quale ne permise la costruzione e fu anche presente all’inaugurazione; vinse Carlo Barambino così nel 21 Gennaio 1826 si iniziarono i lavori di questa grande opera. Fu inaugurato il 7 Aprile del 1828, mettendo in scena l’opera Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini.

Il Teatro Carlo Felice fu costruito sui resti della chiesa di San Domenico precedentemente abbattuto nel 1797, per via delle leggi di soppressione di tutti gli ordini religiosi che animarono la Repubblica Ligure in quegli anni.

Il teatro subì due mutamenti fondamentali soprattutto per il reparto scenico: infatti nel 1852 fu introdotta l’illuminazione a gas, poi successivamente nel 1892, in concomitanza con le celebrazioni colombiane, in onore di Cristoforo Colombo e della scoperta delle Americhe, fu introdotta l’illuminazione elettrica.

La Seconda Guerra Mondiale

Tutto andò per il meglio fino, appunto, al Secondo Conflitto Mondiale: Genova, più in generale al Liguria, fu colpita da svariati bombardamenti, fra i quali i più massicci furono i bombardamenti navali del 14 giugno 1940 ed il 9 Febbraio del 1941, questi rasero al suolo la città, distrussero i solai, e tutta la parte delle parti in legno del teatro (dai palchi, alle soffittature), lasciando in piedi solo i muri esterni.

Lo si continuò ad utilizzare per un po’ con qualche accorgimento, di fatti vi si esibì Maria Callas in quegli anni. Nel 1946 però venne indetto un secondo bando di concorso per ricostruire da capo il teatro, si decise però di lasciare una condizione: il fatto di lasciarlo nello stesso luogo dov’era nato, fra l’attuale Galleria Mazzini e Piazza De Ferrari.

Il concorso fu vinto da una gruppo denominato “Paolo Antonio Chessa”, i cui partecipanti erano Aldo Rossi, Carlo Scarpa e Paolo Chessa, infatti di quest’ultimo fu recuperato un vecchio progetto che dopo essere stato ripensato e rimodellato, fu consegnato come  progetto esecutivo nel 1951, il quale però non fu mai eseguito.

1963 il progetto fu scansato definitivamente, dopo diverse diatribe, per essere affidato all’architetto Carlo Scarpa architetto conosciuto a livello internazionale, già curatore dei restauri dell’Università Ca’ Foscari, a Venezia fra il 1935 e il 1956.

Scarpa fece numerosi, bozzetti, progetti e soluzioni architettoniche, giungendo ad una soluzione nel 1977, sembra andare tutto per il meglio, ma Carlo Scarpa morì 1978, e l’anno successivo il suo progetto fu approvato, ma nemmeno questa idea vide la luce.

Nel frattempo quello che era rimasto fu demolito e rimase in piedi soltanto il prònao, ce era rimasto in piedi dalla prima costruzione ed i portici, i quali come vedremo entrarono a far pare della vita della città in tutto e per tutto.

L’ennesimo bando fu indetto nel 1981 il quale riferiva anche alcune condizioni imprescindibili da dover rispettare: il mantenimento del prònao e delle sue strutture architettoniche, e la trasformazione del vecchio foyer (se non sia cos’è il foyer ti consiglio di dare un’occhiata all’articolo sul Teatro Argentina” a Roma , dove spiego brevemente cosa è) in una piazza, che potesse fare da collegamento fra la Galleria Mazzini (sita alle spalle del teatro) e la piazza antistante.

Il progetto vincitore fu quello della ditta Mario Valle s.p.a., con il progetto degli architetti: Aldo Rossi, Ignazio Gardella e Fabio Reinhart. Finalmente il Teatro Carlo Felice poteva di nuovo essere messo alla luce, si ebbe la posa della prima pietra il 7 Aprile del 1987, i lavori terminarono solo nel 1991. Nel frattempo furono istituiti altri bandi per decorare gli interni del Teatro.

La struttura del Teatro

Del primo teatro rimane in piedi tutt’oggi solo il Prònao (che è uno spazio ripreso dall’architettura Greco-Romana che fa eco alle facciate dei templi antichi: esso infatti è costituito da una facciata spiovente, spesso con delle incisioni in latino, ed una serie di colonne che lo reggono. Il tutto precede l’entrata effettiva di ogni edificio che la presenti; sia esso antico o moderno), le colonne, ed il terrazzo affacciato sull’odierna piazza XXV Aprile, che da su uno dei foyer.

L’attuale Teatro Carlo Felice si presenta come una struttura compatta con una torre a forma di a parallelepipedo, sul lato posteriore della struttra; ed un piccolo  cono, vicino all’entrata. La struttura ha un volume di 230.000 mc (dei quali 118.000 destinate alla scena e alle maestranze).

Il foyer, il lanternino e l’auditorio del “Teatro Carlo Felice”

Per entrare nel Teatro Carlo Felice, come già detto, si deve passare dal prònao, il quale introduce ad una sala di 660 mq che costituisce il foyer, la biglietteria e tutti i servizi aperti al pubblico, i cui interni sono rivestiti in marno e legno, arricchiti da affreschi ed arazzi firmati da Aurelio Caminati, Raimondo Sirotti.

Nel foyer principale di stile essenziale e spoglio, vi sono gli affreschi di Aurelio Caminati di circa 36 mq,  i quali raffigurano la costruzione di un fondaco nell’isola di Tabarca, a rappresentare l’egemonia della Repubblica Genovese nel mar Egeo e l’altro raffigura la partenza della prima crociata nel 1120 col condottiero Guglielmo Embriaco, partito proprio da Genova. I due affreschi sembrano abbracciare il visitatore, essendo ai due lati opposti della sala e ribadendo il profondo legame di Genova con il mare.

Sempre nel foyer si trovano gli arazzi di Raimondo Sirotti i quali reinterpretano in chiave moderna due dipinti: “la Pastorale”  del Grechetto (alias Giovanni Benedetto Castiglione) e il “Paradiso” di Bernardo Strozzi. Eseguiti dal laboratorio francese di Piton di Aubusson.

All’ingresso dello stesso troviamo un Lanternino, che poco dopo l’ingresso inonda l’edificio di luce, attraversando con le sua forma conica, in ferro e vetro, l’intera altezza dell’edificio, caratteristica unica di questo teatro.

Vera novità, per l’epoca è l’auditorium, il quale viene a tutt’oggi utilizzato come luogo di dibattiti, rassegne stampa e cinematografiche. Viene intitolato a Eugenio Montale, ha una capacità di circa 200 posti ed un piccolo palcoscenico, con tutta l’attrezzatura necessaria anche per piccole esibizioni di lirica o di prosa.

La Torre del Teatro Carlo Felice

Per accedere alla sala del palcoscenico, bisogna salire una piccola e semplice rampa di scale. Il visitatore a quel punto si troverà davanti una struttura interna somigliante ad una piazza, infati l’architetto Aldo Rossi, ispirandosi ai teatri del nord Europa, creerà un gioco di luci e decorazione che daranno l’illusione di stare all’aperto: la sala può contenere 2000 persone fra balconi (alcuni di essi finti e solo illuminati) e platea, ed un soffitto che, grazie all’illuminazione elettrica sembra un cielo stellato, sostituendo l’antiquato lampadario a candele che si era soliti trovare nei grandi teatri.

La travagliata storia del "Teatro Carlo Felice"

La travagliata storia del “Teatro Carlo Felice”

Fra gli spettatori ed il boccascena (di 10x16m) vi sono circa 44 m di distanza, porta al palcoscenico  principale, sopra elevato, di 574 mq. dico principale perchè vi sono altri 4 palchi oltre a quello: il palco dorsale di 368 mq e altri due a scomparsa, verso l’altro ed uno girevole a doppia corona.

C’è anche un’orchestra con spazio per 88 elementi, 10 sale prova per l’orchestra, 2 due per il coro e 2 per il corpo d ballo, 3 sale prove a disposizione dei cantanti, il tutto nellaTorre. Tutto ciò non contando che ci sono anche gli uffici direttivi ed amministrativi, numeri pazzeschi per una sola parte dell’edificio.

Il sipario

La travagliata storia del "Teatro Carlo Felice"

La travagliata storia del “Teatro Carlo Felice”

il sipario ad opera di Nerone Ceccarelli è anch’esso un’opera d’arte unica: infatti è interamente realizzato in alluminio leggero, lo stesso usato in aviazione, di 200 mq, suddiviso in 195 pannelli. La sua creazione richiese un lavoro di due mesi, fra i bozzetti e la messa in opera. L’autore dichiara di essersi ispirato al teatro stesso, da un attento studio delle sue linee. Il sipario vuole richiamare il sogno e anche il mare, dato che una parte della sua superficie è riflettente creando un gioco di luci che quasi annulla lo spazio fra il palco e gli spettatori

Piccola Curiosità

Si dice che il Teatro fu dedicato al re Carlo Felice, per riparare un piccolo torto fatto a quest’ultimo da Paganini: infatti il genovese, al termine di una sua esibizione fu esortato dal sovrano ad un bis, ma lui si rifiutò, da qui la famosa frase

“Paganini non ripete”