Commedia dell’arte: chi è Gianduja?

Commedia dell’arte: chi è Gianduja?

Aprile 9, 2019 0 Di Ilaria Ronchini

Oggi torniamo a scoprire le tradizioni teatrale d’Italia, più precisamente il piemontese Gianduja tipico burattino ed anche maschera della Commedia dell’arte . Non sai qual è la differenza fra un burattino ed una marionetta? Leggi questo mio articolo ti darà una mano a fare chiarezza “Pupi Siciliani storia e tradizione della terra siciliana

Chi è Gianduja? Prima vi fu Gironi

La paternità di questo burattino/ maschera teatrale è generalmente attribuita al burattinaio Giovan Battista Sales. Ma alcune fonti gli affiancano la collaborazione con un altro burattinaio di nome Giovanni Bellone.

Fu sul finire del 1700 che la fantasia dei due burattinai fu stuzzicata per la prima volta: essi erano assidui frequentatori di un mercato che si teneva in Piazza Castello a Torino, dove fra le tante cose che si potevano comprare, spuntava il burattinaio Gioanin dj’Osej, ovvero Giovannino degli uccelli.

Decisero di costruire un burattino che chiamarono Gironi, ovvero Girolamo, un povero contadino, con cui facevano degli spettacoli criticando i costumi dell’epoca. Fatto curioso è che, per muovere la critica, rispolverarono un vecchio copione di un secolo prima, per dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Fu un successo, e da Piazza Castello i due cominciarono a fare delle tournée. Approdando a Genova nel 1802, in quel periodo il Doge di Genova si chiamava Gerolamo Durazzo, così i genovesi identificarono la marionetta col Doge, dato che avevano lo stesso nome.

Il Doge risentitosi del fatto, un giorno mandò le sue guardie ad arrestare i due burattinai, i quali furono espulsi da Genova accusati di “lesa maestà” (reato che gli antichi Romani amministrarono trasformandolo in legge, ed indica il crimine contro le massime cariche dello stato, principalmente applicato in stati monarchici), e le loro creazioni, assieme al teatrino furono dati alle fiamme.

Prima di andare via da Genova i due chiesero allo scultore Pittaluga dei nuovi burattini, con i quali a Torino presentarono una nuova storia intitolata “La storia di Artabano I- Tiranno del Mondo, con Girolamo suo confidente e re per combinazione” .

Ma anche a Torino arrivarono i guai: infatti il reverendo Baudissone una specie di “poliziotto della buon costume”, interpretò il personaggio di Girone, come un’offesa al fratello di Napoleone, omonimo anche lui del burattino.

I due furono cacciati, di nuovo, per lo stesso reato, questa volta in special modo vennero incriminati per due frasi in particolare che recitavano così:

Liberté egalité fraternité, ij fransèis a van an caròssa e noi a pe“!

Viva la Fransa viva Napoleon, chiel a l’é rich, e noi ëstrasson

ovvero “Libertà eguaglianza fraternità, i francesi vanno in carrozza e noi a piedi” e la seconda recitava “Viva la Francia, viva Napoleone, lui è ricco e noi straccioni”. Gli auditori risero tutti, tranne i giudici, che indignati, li condannarono a morte.

Vennero rinchiusi nelle Torri Palatine, ma per fortuna riuscirono a scappare.

La fuga e la nascita di Gianduja

Commedia dell'arte: Gianduja

Commedia dell’arte: Gianduja

Sales e Bellone trovarono rifugio presso una famiglia Astigiana di nome De Ronaldis, in lutto per la morte, da poco avvenuta, del patriota Giovanni Battista De Ronaldis reo dell’incitamento alla rivoluzione, che porterà successivamente al Regno d’Italia, vennero ospitati dal fratello Alessandro, nella sua fattoria sita in un bosco, il quale ancora oggi viene chiamato “Bosco del Medico”.

Qui i due burattinai partorirono l’idea di Gianduja, scrivendo un copione tutto loro, rimodernarono il personaggio anche nei modi e nel carattere: infatti questo Gianduja farà un’aperta critica alla società dell’epoca, ricalcandolo sui tratti tipici del piemontese DOC. I tre portarono avanti le idee del Risorgimento divenendone anche grandi portavoce attraverso il teatro, divenendo anche simbolo del patriottismo moderato in Piemonte.

Alla morte  dei due il burattino passò nelle mani dei fratelli Lupi, che portarono avanti la tradizione di questa maschera. Poi il testimone passò al teatro, e qui l’attore Giovanni Toselli ne vestì i panni diventando il Ganduja più famoso.

Carattere ed aspetto

Gianduja lo si dipinge come un contadino in carne, gote rosee e parrucca col codino all’insù, come uso all’epoca. Di carattere si presenta come una persona generosa e tranquilla, ma anche arguto, allegro e sincero. Amante del buon vino e della buona tavola in generale. Ha movenze molto eleganti s’ingegna per preparare scherzi a tutti, non ama complicarsi la vita, ma piuttosto godersela a pieno.

Veste sempre un cappotto marrone con i bordi rossi, panciotto giallo, pinocchietti verdi, calze rosse e scarpe nere e basse, con una fibbia d’ottone. Sulla testa un cappello tricornuto con una coccarda tricolore.

Origine del nome

Le origini del nome Gianduja sono ad un bivio tre ipotesi, infatti si pensa a due origini italiche ed un’origine franca: la prima origine Italiana del nome potrebbe derivare da un contadino di nome Gioan d’la douja, così chiamato perchè nelle osterie prendeva sempre e solo boccali di vino, infatti douja in dialetto piemontese significa proprio botte; e il nome Gianduja sarebbe una contrazione del suddetto nome. Oppure è una cotazione del loro ispiratore Gioanin d’Oja.

Per l’origine Francese si suppone che derivi da Jean-andouille cioè Giovanni Salsiccia, sembra però l’origine meno ufficiale, si presuppone che la prima origine sia quella giusta.

Il Giandujotto

Questa maschera fu adoperata anche nel carnevale, e nel 1865 si ripetè questa tradizione, e Gianduja però quella volta lanciò dei cioccolatini incartati d’oro, ciò fece sì che questi ebbero il suo nome.

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