Le origini pagane della Pasqua

Le origini pagane della Pasqua

Aprile 21, 2019 0 Di Ilaria Ronchini

Parliamo delle origini pagane della Pasqua, prima del Cristianesimo nel mondo vi erano moltissime altre religioni, alcune sopravvissute fino ad oggi; altre soppiantate da quelle Cristiane, come fu per l’antica festa del Samhain, sostituita oggi dalla festa di Ognissanti.

Nelle religioni pagane c’è una vera e propria Ruota dell’Anno che rappresentante le stagioni ed i Sabbat, ovvero le feste, legate ad ogni periodo dell’anno.

Ostara, ovvero la Pasqua pagana

La Festa di Ostara rappresenta le origini pagane della Pasqua, e celebra in realtà l’equinozio di primavera, ovvero la rinascita della natura dopo la temporanea invernale, così come la Pasqua rappresenta la resurrezione di Gesù dopo la crocefissione. Come vedremo più avanti queste due feste hanno in comune alcuni simboli.

Ostara viene chiamata anche Eostre, Eastre o Eostar. Festa d’origine germanica, dedicata alla dea Eostre, essa è una dea associata alla vita, alla fertilità e alla rigenerazione; pari di altre dee pagane come Vesta per i romani, Siwa per gli slavi e la dea Estia per i greci. La maggior parte di queste popolazioni festeggiavano questa festa con rituali ierastici (ovvero riti sessuali con due o più partecipanti che simboleggiano l’unione fra il un dio ed una dea).

Era una dea associata al mese di Aprile, tant’è che gli anglo-sassoni suddetto mese lo chiamavano Eostre-monath. Questa festa era molto radicata nel popolo germanico, e non solo, tanto che il Cristianesimo, ne tollerò il nome (in Germania la Pasqua è chiamata Ostern e nei paesi anglofoni Easter), e ne inglobò i simboli, assimilandola alla Pasqua.

Conferendole lo stesso significato di rinnovamento vitale e spirituale, ma modificandone quasi completamente i riti.

Eostre la dea

Le origini pagane della Pasqua

Le origini pagane della Pasqua

E’ una divinità con un’origine dubbia, dato che alcune fonti dichiarano che essa non viene mai citata nella mitologia nordica ufficiale, ma solo in alcune varianti regionali.

Essa però a princìpi talmente radicati in ogni cultura che alla fine dei conti molti ribattono che sia realmente esistita nella nomenclatura delle dee, viene associata ai cicli lunari, come simbolo di rigenerazione e rinascita, così come il suo simbolo principale, avvero la lepre.

Questa dea viene rappresentata anche come una donna dalla testa di lepre o come una lepre stessa.

Il nome

Il nome stesso della dea non ha un origine certa. Il primo a parlare della dea fu Beda il Venerabile monaco benedettino e storico inglese, il quale nella sua opera “De Temporum Ratione” , ricollega il nome Eostre alla parola “aus” o “aes” , l’antica parola tedesca per il punto cardinale Est, attualmente chiamato Osten, non a caso.

Ad essa quindi i lega suddetto punto cardinale, in cui nasce il sole; e sempre Beda il Venerabile la descrive come portatrice di fertilità a rinascita.

I simboli

Alla festa di Ostara viene associata la Pasqua per via, soprattutto per la simbologia, infatti la dea Eostre ha come simboli  le uova e la lepre.

Le origini pagane della Pasqua

Le origini pagane della Pasqua

 

L’uovo, rappresenta una doppia nascita, cioè nasce sia al momento della deposizione, sia da l momento in cui il pulcino

frantuma l’uovo per uscire alla luce. Come soggetto mitologico ricorre in diverse civiltà antiche, esso è collegato per lo più alla nascita dell’universo: nella religione Induista viene descritto come un nucleo immerso nell’oceano primordiale ed avvolto dall’oscurità della “non-esistenza”, il signore Brahmā dandogli il soffio della vita, fece uscire dalla metà superiore dell’uovo (fatta d’oro), il cielo e dalla parte inferiore (fatta d’argento) nacque la terra.

Ci sono milioni di miti simili a questo, ed ogni religione ha il suo. Ma molte associano l’uovo non alla gallina, ma al serpente, infatti nelle antiche religioni la maggior parte delle uova primordiali erano indicati con uova di serpente.

Il secondo simbolo di Eostre è strettamente legato al primo, vi è una leggenda norrena che lega i due indissolubilmente:

leggenda vuole che la dea, camminando nel bosco, sul finire dell’inverno vide un uccellino che non riusciva a volare, mossa a compassione del piccolo essere, lo tramutò in un leprotto ( quali nascono già con la pelliccia), per farsì che quest’ultimo superasse gli ultimi giorni d’inverno. Quando a primavera inoltrata la lepre figliò, invece che far nascere dei cuccioli fece nascere delle uova con i colori dell’arcobaleno.

La lepre col tempo venne sostituita dal coniglio, perchè nella tradizione ebraico-cristiana questo animale ha un significato negativo, in quanto associato alla paura e alla timidezza, la lepre infatti è un animale più schivo rispetto al cugino coniglio, per non parlare del fatto che per lo più è un’animale che si vede per lo più all’alba o comunque ben mimetizzato fra la vegetazione. Lo troviamo spesso ai piedi di alcune sante a simboleggiare un contrapposizione: verginità e peccato carnale.

Nel Medioevo furono simbolo di sventura ed inevitabilmente associati alle streghe, e quella bianca fu addirittura ritenuta presagio di morte.

I riti

Per quanto riguarda i riti legati a questa festività, se ne ricordano diversi, come ad esempio la caccia rituale, nelle terre celtiche questo animale, era tenuto in considerazione molto alta, perchè considerato un animale divinatorio.

Questo fatto gli veniva attribuito dall’abitudine di farsi vedere maggiormente nelle ore del giorno in cui il sole non è ancora sorto; perciò veniva anche considerata un’intermediaria fra il mondo degli spiriti e quello degli uomini.

Poteva essere allevata ma mai mangiata. Solo durante la celebrazione dell’equinozio di primavera, (festa primaria, associata alla dea) la lepre diveniva il pasto principale.

Fra i tanti riti ve ne è uno in particolare in cui gli uomini vestiti di pelle e di paglia si aggiravano nei boschi per indurre l’inverno a fuggire, e contemporaneamente delle giovani fanciulle, ornate con dei fiori e vestite di bianco, si sedevano su delle rocce per incitare la dea a fare la sua comparsa.

Rituali attuali

Alcuni riti antichi vengono celebrati a tutt’oggi, sia legati come celebrazioni strettamente legate alla Pasqua, sia come riti assestanti.

Il primo è il rito di Feldweihe viene celebrata dai contadini per ottenere raccolti più rigogliosi: durante l’equinozio viene sparsa per i campi una miscele di menta piperita, salice, primule e varie altre erbe, questo primo passaggio ha la funzione di consacrare il campo alla dea Eostre (o a Dio nella funzione più religiosa) e quindi alla primavera (o alla rinascita). Il secondo step di questo rituale consiste nel conficcare una candela bianca (simbolo che richiama il membro maschile) nel terreno (che simboleggia l’utero-madre), accendendola si rappresenta il calore del Sole, richiamando la massima protezione per il campo.

Il secondo rito è chiamato Scheibenschlagen o anche Tir des cidulis (lancio dei dischi ardenti), tradizione molto presente nella zone della Baviera, Svizzera e nella zone alpina tirolese. Qui viene fa rivivere la tradizione ogni anno: vengono scelte 4 colline, su cui ci si posizionerà per far roteare e oscillare dei dischi infuocati. La funzione dell’oscillazione dei dischi serve ad allontanare definitivamente l’inverno, questi dischi producono un rumore, di cui maggiore sarà l’intensità, maggiore sarà la fortuna per il tiratore. Alla fine delle oscillazioni questi dischi vengono lanciati giù dalla collina.

Gli alberi nella zone vengono tagliati per prevenire gli incendi e anche per creare le “Hex” delle forme di legno rappresentanti temi antichi, su cui verrà acceso il falò che verrà acceso al tramonto.

Anche qui vi sono ancora diversi riti di diverso stampo che rivivono ancora oggi, secondo le zone e le credenze del posto.

Queste sono le origini pagane della Pasqua, nel nostro blog puoi leggere tante altre curiose storie e leggende.