Teatro la Scala dal balletto all’opera

Teatro la Scala dal balletto all’opera

Giugno 19, 2019 0 Di Ilaria Ronchini

Il Teatro la Scala di Milano voluto dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria. Milano aveva già un suo teatro di corte, ma venne distrutto in un incendio del 26 febbraio 1776. Il progetto fu affidato all’architetto Giuseppe Piermarini (già autore del palazzo Belgioioso e della villa Reale di Monza).

Il 3 agosto del 1778,  fu la prima prova per il teatro, vi fu infatti

rappresentata l’opera “L’Europa riconosciuta” di Salieri , a questa prima vi erano 3.000 posti, e fra gli spettatori erano presenti nomi importantissimi per la città come  il governatore di Milano l’arciduca Ferdinando d’Asburgo e altri nobili.

Il Teatro la Scala però in quel periodo non ospitò solo opere teatrali e liriche, ma anche feste e ricevimenti e ci si giocava d’azzardo, pratica illegale fino al 1788, la cui unica eccezione erano proprio i teatri, in cui si poteva svolgere tranquillamente.

Il Teatro La Scala trovò giovamento dalle entrate che costituiva questa attività illegale, ma veniva anche  finanziato da alcune nobili famiglie che contribuirono monetariarmente alla costruzione della struttura.

Questo connubio fra teatro e gioco d’azzardo forniva una serie di problemi agli organizzatori delle stagioni, ma non ostante tutto il Teatro la Scala conobbe un grande successo, fin dal 1 settembre del 1778 dove troviamo il dramma di Michele Mortellari “Troia distrutta” , vi furono un sacco di prime, dando maggior spazio alle opere buffe, fra i cui autori troviamo Pasquale Anfossi e Felice Alessandri.

Il 29 novembre del 1780 morì Maria Teresa d’Austria, questo fece slittare di tre mesi l’effettiva inaugurazione del Teatro la Scala, la quale fu celebrata il 3 febbraio del 1781 con la prima assoluta dell’opera “Antigone” di Luigi Gatti.

Di grande successo risultarono le voci delicate e femminili, ma che in realtà erano uomini, infatti ci vorranno ancora 10 anni prima che le donne possano effettivamente partecipare alle opere, in loro sostituzione vi erano i castrati, i sopranisti e i contralti, tra i quali ricordiamo Gaspare Pacchierotti e Luigi Marchesini.

Nel 26 dicembre del 1787 furono introdotte le prime “argantas” che son odei piccoli lumini ad olio, dai quali fu ricavato il un grande lampadario con ben 84 argantas,  disegnato dallo scenografo Alessandro Sanquirico. per realizzare su detto lampadario fu impiegato molto tempo, infatti fu installato solo nel 1823.

L’800′

Dal settembre del 1812 con il successo dell’opera “La pietra del paragone” di Rossini  il Teatro la Scala viene decretato come il luogo d’eccellenza per le rappresentazioni del melodramma in Italia, titolo di cui è insignito tutt’oggi.

Questo primato si estende anche al balletto classico, con l’avvento delle coreografie di Salvatore Viganò (ideò il coreodramma in cui la danza, la recitazione ed un magistrale lavoro di regia, su ciò si basa il balletto classico come lo conosciamo ai giorni nostri), il maestro, all’ “Impera Regia Accademia di Ballo”, fece la sua principale particolarità la sensibilizzazione degli allievi a conoscere tutte le arti, e di non basarsi solo sulla tecnica per ballare, ma metterci l’anima e prendere spunto da ciò che trasmettevano le varie opere d’arte).

Nel 1820 vi si rappresentarono le opere di Gaetano Donizetti e Vincenzo Bellini, ai quali furono stampati gli spartiti dalla casa editrice “Ricordi” che col tempo aveva acquistato l’intero archivio musicale del Teatro la Scala, il quale proprio in questo periodo, fu “manovrato” da dietro le quinte proprio da questo editore. Infatti tutti i compositori appena citati (compreso Rossini) vennero lanciati proprio dalla “Ricordi” con i quali fece una grande fortuna.

Il teatro subì dei mutamenti fra il 1830 ed il 1835. In quegli anni vi lavorarono Fancesco Hayez (con diverse decorazioni sui palchi), successivamente sostituite dalle grisaille, e anche l’architetto Pietro Pestagalli che aggiunse alla facciata due corpi laterali sormontati da terrazzi.

Teatro la Scala-Verdi

Teatro la Scala-Verdi

Un giovane Giuseppe Verdi fece il suo debutto alla Scala con l’opera Oberto e poco tempo dopo fece il Nabucco. Il quale ebbe un debutto tiepidino, il quale però alla replica fu rimpiazzato da un grande successo, la seconda volta che andò in scena il 13 agosto del 1842, grazie ai moti del Risorgimento, e ai suoi sentimenti di patriottismo.

Successivamente il teatro subì una specie di “battuta d’arresto” a causa di ristrettezze economiche che gli impresari di Verdi si ritrovarono a fronteggiare, il che portò al teatro non molta fortuna; gli unici che sembrano “portare avanti la causa” sono: il Bellini (deceduto nel 1835) e Donizzetti;  perfino Rossini (ad eccezion fatta per determinate opere) sembrava non produrre decentemente in quel periodo.

Subito dopo l’unità d’Italia, avvengono degli esperimenti poco riusciti, sembra ormai la fine, ma nel 1870 avviene il primo successo dopo svariati anni, infatti la prima de “Il Guarany” opera di Antônio Carlos Gomes l’opera-balletto di sapori brasiliani decreta il successo alla sua prima messa in scena.

Verdi tornò alla scala nel 1869 con messe in scena che passeranno alla storia come la revisione di La forza del destino (dello stesso anno), lì Aida (1872), Don Carlo (1884), Otello (1887), giusto per citarne alcune.

In quegli anni cambiarono i proprietari del Teatro La Scala, a dirigere il teatro subito dopo l’unità d’Italia possiamo ricordare i fratelli Corti e Luigi Pitonelli, successivamente a loro, il teatro cambiò di nuovo gestione passando nelle mani di Edoardo Sgonzo, importante editore e compositore musicale dell’epoca.

La Scala fra il 1881 e 1884 subì alcuni restauri al piano terra, che furono ridecorati sui progetti degli architetti Savoia e Pirola. E qualche anno dopo, nel 1891, furono aboliti i posti in piedi per gli spettatori, ed installate le prime poltrone fisse nella platea.

Purtroppo il 1 luglio del 1897 il comune di Milano tolse i suoi contributi al teatro, che vi vide costretto a chiudere, portando con se le due scuole a lui affiancate (scuole di canto e di ballo) il 7 dicembre dello stesso anno.

Gli anni dopo la chiusura del 1897

Il teatro ripartì alla grande grazie alla generosità di Giudo Visconti di Modrone, che mise a capo del teatro, come direttore generale Giulio Gatti Casazza e la direzione artistica fu affidata ad Arturo Toscanini che il 26 dicembre del 1898 fece riaprire i battenti del teatro con l’opera “I maestri cantori di Norimberga” diretta da lui stesso.

Il 900′

Il 27 gennaio del 1901, morì Giuseppe Verdi, e il Teatro La Scala fece con un concerto commemorativo. La direzione del teatro cambiò di nuovo il 14 aprile del 1903, Toscanini  lasciò la direzione a Gatti Casazza, che modificò palco, facendolo arretrare per costruire la “buca” (golfo che accoglie l’orchestra) che prima l’orchestra suonava davanti al palco, spesso ostruendo la vista del pubblico, invece durante le feste suonava sul palco.

La struttura del teatro nel 1909 vi fu un ultima modifica agli ordini di palchi, nell’attuale prima galleria, per permettere più spettatori di assistere.

Il direttore Visconti di Mordone  rinunciò alla direzione del teatro, venne invece fondato l’Ente Autonomo Teatro alla Scala, il cui direttore fu Angelo Scandiani, il teatro quindi passò nelle mani del comune, e potè tornare in attività ed in completa autonomia.

Fu proprio Scandiani che costituì ufficialmente l’orchestra del Teatro la Scala, fu anche regolamentato con contratti regolari e a tempo indeterminato. E tornò alla direzione artistica Toscanini  attivando una stagione teatrale fantastica.

Teatro la Scala, il fondatore

Durante il periodo fascista, in specifico nel 1929 , s’impose che il teatro doveva avere un membro del Ministero dell’Educazione Nazionale, per questo Toscanini lasciò di nuovo la direzione artistica, che lasciò per sempre il paese perchè si rifiutò di eseguire la Marcia Reale e Giovinezza, al teatro comunale.

In quel periodo vennero apportate ulteriori modifiche, ad opera di Luigi Lorenzo  Secchi che progettò le “scale degli specchi” che collegano il ridotto dei palchi al foyer, al palcoscenico furono installati dei pannelli mobili.

Nella notte tra il 15 e il 16 agosto  del 43′ un esplosione distrusse il tetto, molti palchi, l’ultimo ordine galleria e danneggiando tutte le strutture sottostanti. Si salvò solo il palco perchè il sipario di metallo era abbassato.

Sotto il sindaco di Milano Antonio Greppi lo si ricostruì così com’era, e fino al 1982 i lavori furono sovraintesi dal capocantiere del Comune di Milano, questi lavori andarono avanti fino al 1946.

Il signor Antonio Ghiringhelli ebbe l’onore di risollevare e sorti del teatro, essendo anche un grande imprenditore. Poi nel 1972 fu nominato Paolo Grasso come nuovo sovrintendente, che fondò insieme ad altri “Piccolo Teatro”, e nello stesso anno il Teatro La Scala ebbe come direttore musicale del teatro Claudio Abbado , sotto di loro si registrò il più grande periodo di produttività, emettendo quasi 300 rappresentazioni all’anno.

Negli anni successivi si ebbero alcuni lavori e  si festeggiò il secondo centenario del teatro.

Alla fine nel 1996 nacque la “Fondazione del Teatro la Scala , una fondazione di senza scopo di lucro , nato per diffondere l’arte della musica, formare artisti altamente professionali e promuovere socialmente l’arte.

Teatro la Scala dal balletto all'opera

Teatro la Scala dal balletto all’opera

L’architettura

Il Teatro La Scala presente una pianta trapezoidale, nel quale solo un terzo del volume è occupata dal vero e proprio teatro, per il resto lo spazio di suddivide in spazi per le maestranze e spazi per accogliere gli spettatori.

Il teatro come lo vediamo oggi venne progettato da Piermarini, che nel suo progetto voleva che il teatro fosse ben integrato nel tessuto urbano. Infatti all’inizio il teatro era incastrato fra mille viuzze strettissime, e l’entrata era sita lateralmente, divisa in due porte, una a destra e una a sinistra.

Il ritmo della facciata neoclassica, di fatti era studiato per offrire una vista ottimale negli scorci, attualmente, trovandosi ora collocato su di una grande piazza, dopo i lavori del 1776, la facciata risulta visivamente piatta.

Invece al giorno d’oggi la facciata è posta centralmente e dietro una piccola serie di tre archi che vivano usati per far scendere direttamente dalle carrozze i personaggi importanti, e riparare il pubblico nelle giornate di pioggia, caratteristica che spopolò in tutta Europa.

La facciata

Il neoclassicismo della facciata presenta dei rapporti proporzionali molto semplici: infatti l’altezza corrisponde a metà della sua lunghezza. E’ poi ripartita in tre parti orizzontali, la parte centrale risulta più avanzata rispetto alle parti laterali.

Le due parti superiori del palazzo sono movimentate da colonne ed un gran numero di ampie finestre, di contro la parte inferiore risulta spoglia, con solo gli archi a tutto sesto, a riprendere la tradizione architettonica rinascimentale. Come ulteriore distinzione visiva vi sono anche i colori della facciata: nei primi due ordini troviamo elementi di colori chiari, giocati fra il bianco ed il crema, mentre nella parte inferiore troviamo la “pesantezza ” cromatica del bugnato che ha un tipico colore grigiastro.

Per ultimo, ma non meno importante, elemento della facciata è senz’ altro il timpano, nel quale viene rappresentata una scena mitologica col Carro del Sole inseguito dalla notte, a far compagnia a questo elemento simmetrico del palazzo, che fa risaltare le proporzioni simmetriche della facciata di Pier Marini, una balaustra sormontata da una serie di vasi fiammanti, inneggianti anch’essi al Sole.

Gli interni

Subito dopo il portico, ci troviamo davanti al foyer. Da lì, salendo una scala, si può accedere al piano nobile, con tutti gli ambienti che avevano una funzione di svago: infatti in questo piano vi era collocato il ridotto, piccolo corridoio che immetteva in delle piccole sale da gioco d’azzardo, col quale il teatro di sostentò per lungo tempo; oggi al suo posto vi troviamo il Museo del Teatro alla Scala. Al piano nobile, vi era anche un largo terrazzo, con parapetto e balaustra in corrispondenza del portico.

Sopra nell’attico, troviamo il ridottino sala adibita sempre allo svago, ma esclusiva per i borghesi.

La sala teatrale

La sala fu progettata a ferro di cavallo, forma che fa sì che la sala risulti un’ottima “cassa armonica”, e che quindi venga percepito ogni minimo rumore da ogni spettatore, garantendo allo stesso tempo, un’ottima visuale per tutti e la massima capienza di spettatori.

Teatro la Scala il suo interno

Teatro la Scala dal balletto all’opera

L’acustica in oltre fu curata anche con l’aspetto strutturale del teatro, al quale venne costruito una specie di contro soffitto che fu rivestito in legno e e intonaco per garantire una resa migliore dell’acustica.

Anche la platea è stata costruita in funzione di questa sua caratteristica: infatti i palchi sono distribuiti a  raggiera, seguendo la cavea, costruiti interamente in legno, con alti parapetti. Storicamente il teatro ha sempre avuto 4 ordini di palchi per la nobiltà, più uno riservato alla borghesia, la platea vera e proprio invece fu destinata alla servitù. E’ ironico pensare come si siano capovolte le cose, da diversi anni ormai, contando che ai giorni nostri la platea è il posto più ambito, perchè più vicino al palco mentre le gallerie sono, generalmente più economiche.

Il palcoscenico, originariamente era fatto in legno di pioppo, ed era molto grande, infatti arrivava fin dove ora vi è collocata la buca per l’orchestra. Quest’ultima inizialmente era all’altezza al livello della platea, che con gli inizi del 900′ fu collocata nell’attuale buca.

Dopo i restauri si decise di ridurre il palco, ad aggiungere la buca ed un boccascena 16×12 metri, al di sopra vi è un orologio con numeri romani per le ore e per i minuti i numeri arabi, sorretto da un bassorilievo di due figure femminili.

Il sipario originariamente era di tela dipinta, che si apriva a “caduta” cioè dall’alto verso il basso, fu poi successivamente sostituito con un sipario di pesante velluto, decorato con ricami in oro con l’apertura all’imperiale (cioè con i due lembi che si spostano verso i lati).

Per quanto riguarda l’aspetto cromatico il teatro viene interamente giocato sui toni dell’oro e dell’avorio, con le decorazioni in cartapesta, dorata applicata sui parapetti color avorio, così è tutta la sala: dalle decorazioni più piccole, fino ai medaglioni. Nell’intera tappezzeria, invece si è deciso di renderle tutte con stoffe damascate color cremisi.

Così è stata strutturata sia la platea che le gallerie.

Teatro la Scala dal balletto all'opera

Teatro la Scala dal balletto all’opera

La volta, attualmente viene illuminata da un lampadario in vetro, regalo dei maestri vetrai di Murano dopo la seconda guerra mondiale, ma inizialmente era decorata con delle grisalle, piccole lampade di vetro alimentate ad olio sparse per tutto il soffitto.

A coronare il tutto troviamo lo stemma del Comune di Milano

 Curiosità

L’inno del Regno Lombardo- Veneto venne eseguito per la prima volta al Teatro la Scala di Milano nel 1838

Lo stadio di calcio “San Siro” in cui giocano le squadre di Milano (Milan e Inter) è noto non a caso come “Scala del Calcio”, a causa della sua grande notorietà a livello internazionale e della sua capienza (può ospitare fino a 80000 persone circa).

E anche per averci disputato partite della Nazionale Italiana, nonché concerti storici dei più importanti cantanti italiani e internazionali. Per questo motivo è considerato come un vero e proprio “teatro”